Mindfulness

La mindfulness è entrata nella mia vita prima ancora che diventasse parte della mia professione: giorno dopo giorno, imparando a stare con me stesso. Solo dopo ho capito che quello stesso gesto — sostare, osservare, non reagire d’impulso — poteva diventare uno strumento clinico.

Come psicoterapeuta, porto in seduta tutto questo. La mindfulness è più che una tecnica che applico ai miei pazienti, è un modo di abitare la mia esistenza, che cerco di incarnare io per primo. Quando ascolto qualcuno in difficoltà, la pratica mi allena a non voler «sistemare» subito, a tollerare il silenzio, a restare presente senza sovrapporre i miei schemi. È una disciplina continua, a volte faticosa.

L’MBSR — il protocollo di Riduzione dello Stress Basato sulla Mindfulness sviluppato da Jon Kabat-Zinn alla fine degli anni Settanta — è il cuore del mio lavoro di gruppo. Otto incontri settimanali da circa due ore: un percorso che chiede impegno reale. Ai partecipanti dico sempre: «Questo funziona se praticate, non se ascoltate.»

Nel protocollo MBSR si lavora con il respiro, con le sensazioni corporee, con il movimento consapevole, con la meditazione seduta. Si pratica il body scan — quella scansione lenta del corpo che per alcuni è noiosissima, e proprio per questo è rivelatoria. Si esplora la camminata consapevole. Si porta attenzione alle abitudini quotidiane, a come mangiamo, a come reagiamo allo stress.

La ricerca degli ultimi vent’anni ha documentato bene gli effetti di questi interventi: riduzione dell’ansia e della depressione, miglior regolazione emotiva, cambiamenti misurabili nella struttura cerebrale. Ma nella sala di meditazione vedo persone che smettono di essere in guerra con se stesse e che imparano a riconoscere un pensiero come pensiero, senza identificarsi con lui completamente.

La parte che preferisco è, tuttavia,  che il protocollo mi chiede di essere presente, autentico, di portare la mia pratica personale nella relazione con il gruppo. La coerenza tra quello che insegno e come vivo è il vero contratto, non scritto, con chi mi siede davanti.Dico spesso ai miei colleghi: la mindfulness come stile di vita non significa essere sempre sereni. Significa sviluppare la capacità di accorgersi quando si è perso il filo, e di ritrovarlo. Ogni giorno. Senza pretese di perfezione. È un’etica dell’attenzione, più che una tecnica di benessere. Ed è, nel profondo, un impegno esistenziale che non smette mai.

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Stefano Ventura Psicologo
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